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Tratto dal
Secolo d'italia del 08/04/2002
Fini apre la
sua replica elogiando «questa comunità ideale, che non si è
venduta l’anima» «E ora, parliamo del
partito...»
È l’ora di riassumere i
contenuti, di tracciare il bilancio, di “leggere” i lavori del
congresso. Gianfranco Fini si avvicina al microfono, accolto da
un’ovazione. «Siamo giunti al termine di questi quattro intensi
giorni di dibattito politico e un po’ me ne dispiace», esordisce.
«E’ stato un bel momento, in cui abbiamo dimostrato che cosa è
realmente Alleanza Nazionale». Un grande partito, con gli uomini
giusti. Che hanno contribuito a rendere profondo il confronto
politico. E’ stata un’azione di squadra, ognuno ha dato qualcosa di
importante. A cominciare da Domenico Fisichella che il leader di An
ringrazia «per il suo garbo, il suo senso istituzionale e per aver
rinunciato al suo intervento al fine di rispettare i tempi che il
congresso si era dato: un bell’esempio, da mettere all’attenzione di
tutti». Ma non è il solo. Tutti coloro che hanno lavorato
all’organizzazione meritano di essere ricordati, dalla segreteria
generale guidata da Learco Saporito al «prezioso e silenzioso
lavoro» di Donato Lamorte. Fino a Dino Vaglio, che ha reso possibile
una coreografia apprezzata da tutti. Fini è visibilmente
soddisfatto. «Nella mia relazione introduttiva, anche per l’alta
carica istituzionale che ricopro, avevo il dovere di parlare al
Paese, alla società. Ora rivendico il diritto di parlare al mio partito, del
quale sono profondamente orgoglioso di essere a capo». I delegati
applaudono. «Non ne avevo mai dubitato», aggiunge. Una comunità
ideale «La nostra è una comunità ideale, che ragiona e sa
commuoversi. Il nostro non è un partito grigio o di vip in carriera,
non ci siamo affatto venduti l’anima al diavolo pur di andare al
potere – spiega La gente di An ha passioni e non ha nulla di cui
vergognarsi. Siamo capaci di parlare la lingua dei sentimenti e di
toccare le corde dei valori. Ed è significativo, perché una comunità
senza sentimenti è arida». Il mondo della Destra andrebbe conosciuto
meglio: «In questi giorni abbiamo sentito autorevoli esponenti delle
istituzioni parlare come gli attivisti più umili e questo è
importante. Hanno mostrato la loro identità anche adempiendo al loro
mandato. Ed è giusto co sì… ci si sente, infatti, sempre legati
intimamente all’origine, alla radice comune. E chi vive momenti di
alta responsabilità lo sente. A me è capitato spesso, come quando
sono stato, nella mia funzione di vicepresidente del Consiglio, nel
salotto ovale della Casa Bianca: il mio pensiero andò subito alla
nostra comunità». Una comunità che oggi lo ripaga con rinnovato
entusiasmo e tanta voglia di agire. «E non mi riferisco soltanto
agli iscritti anonimi e silenziosi, che quotidianamente fanno tanti
sacrifici, ma anche a quegli amici che ci hanno dato la loro fiducia
nel momento in cui a Fiuggi abbiamo aperto una nuova fase. Non
venivano da Destra, si sono subito innamorati del nostro progetto»,
spiega Fini. «La nostra comunità mette tutti assieme, i vecchi
militanti e coloro che prima non erano con noi. Abbiamo dato loro
un’identica bandiera. Non ho dimenticato i colloqui iniziali con
Fisichella, Armani, Ramponi, Selva e Fiori… non c’era tornaconto,
non sapevamo che cosa ci avrebbe riservato il futuro. Proprio per
questo, Alleanza Nazionale è di per sé una coalizione, una sintesi.
E il congresso è stato a sua volta una sintesi di diverse
individualità».
Nessuno scontro
interno
Chi
si aspettava che in questi quattro giorni ci fosse uno scontro tra
le componenti è rimasto deluso: «Non abbiamo il difetto
dell’ipocrisia: se siamo arrivati a un’intesa è perché la sentiamo.
Si tratta di un accordo che deriva dal cuore e dalla ragione. Non
c’è stato lo scenario delle liti tra colonnelli? Noi abbiamo una
classe dirigente che molte altre forze politiche ci invidiano, siamo
davvero unici». «Il nostro è un partito vero, con migliaia e
migliaia di iscritti, un partito radicato nel territorio, capace di
darsi un’identità e di dare risposte alla gente», dice ancora il
leader di An. «Tutto ciò è una risorsa formidabile, non c’è una
forza politica che metta insieme questi elementi». Il congresso di
Bologna segna un momento di grande rilancio: «Ora occorre andare
avanti anche sul piano organizzativo. Fin da domani penseremo a un
nuovo modello, in sintonia con le esigenze della società. Chiederò
al congresso la delega aperta all’Assemblea nazionale per rivedere
tutto lo Statuto. Immagino un modello che tenga conto del ruolo dei
giovani, che hanno chiesto la possibilità di svolgere la loro azione
in modo libero, così da trasmettere i valori della Destra alle nuove
generazioni. Lo stesso con cetto vale per la componente femminile.
La loro simpatica iniziativa di ieri ha comunque un significato:
dobbiamo essere all’avanguardia sulla partecipazione delle donne
alla politica. Nessuna quota, però, perché le quote sono offensive,
ma garanzia di pari opportunità. Le donne, ricordiamolo, quando sono
impegnate in politica si trasformano in carri armati capaci di
travolgere tutto».
Il nodo
dell’organizzazione
Quello del modello organizzativo, pertanto, è un nodo
cruciale. «Deve valorizzare gli eletti negli enti locali, il cui
ruolo è fondamentale», incalza Fini. «Rappresentano infatti la voce
che maggiormente è capace di farsi sentire sul territorio. E’ un
vero e proprio esercito di militanti da valorizzare». Poi c’è il
ruolo delle federazioni: «La nostra scelta di rinnovare le procedure
dell’elezione dei presidenti provinciali risponde a esigenze
concrete: ora i presidenti provinciali sono più autorevoli, anche
nelle trattative con gli alleati, perché non hanno avuto solo
un’investitura dall’alto ma sono stati scelti dalla base». E le
segreterie regionali «dovranno assumere un ruolo dislocativo,
d’indirizzo, anche perché ogni zona ha le sue esigenze, ben distinte
fra loro. E’ necessario quindi che venga fuori la libertà di
organizzare le iniziative sul territorio, la si deve finire col
modello ottocentesco». Di conseguenza, dice ancora Fini, «da domani
dobbiamo occuparci del nuovo modello, lavorando per il bene comune».
Per le amministrative, invece, «ci riuniremo con gli alleati e
sceglieremo i candidati migliori e nessuno potrà più dire che un
nostro uomo non è meglio di un altro perché troppo marcato, troppo
di destra… sceglieremo non in base all’appartenenza ma in base alle
capacità. Le barriere contro di noi sono cadute ovunque, siamo in
grado di governare in ogni angolo del Paese perché siamo un partito
a diffusione nazionale». E va intensificato il controllo
sull’operato dei dirigenti locali: «I presidenti provinciali eletti
dovranno dimostrare qual è il trend, la loro opera va valutata anche
sulla base dei risultati raggiunti, sul numero di consensi
ottenuti».
Un bilancio positivo
Il bilancio politico del
congresso è positivo: «Restituisce ad Alleanza Nazionale lo smalto,
la possibilità di spiccare nuovamente il volo. Ripropone An come un
partito capace di parlare alla società». Il primo dato che emerge «è
la nostra dimensione europea. Qui a Bologna sono venuti i
rappresentanti di quattordici Paesi, legati con noi da un comune
rapporto politico. La Destra italiana – ripete Fini – ha una
dimensione europea e il merito va anche a Cristiana Muscardini, che
ha svolto un grande lavoro all’Europarlamento». Questo non significa
sdoganamento. «Se c’è una parola che mi irrita, che mi dà fastidio,
che riesce a farmi perdere la calma è proprio quella dello
sdoganamento. Si sdoganano le merci, i pacchi, mentre con noi si sta
affermando un’idea che è l’unica universale, l’idea di Patria,
assieme al sentimento di appartenenza». Fini cita le parole del
Papa: “Patria significa terra dei padri”. E aggiunge, tra gli
applausi: «Le radici più profonde non si recidono. La Destra si sta
affermando sempre di più perché si sta affermando l’identità». La
Patria – insiste – «è un diritto che non può essere negato, lo dico
pensando anche alla tragedia del Medio
Oriente».
La Patria è un diritto
«In Palestina deve
prevalere il senso della ragione, devono convivere due popoli e due
Stati – sottolinea Fini solo il reciproco riconoscimento può
permettere la costruzione della pace. La Patria è un diritto che non
può essere negato a nessuno e che nessuno deve negare. Ma questo
diritto – tiene a precisare – non può essere rivendicato con il
terrorismo». Sorprende così, aggiunge il vicepremier, la
manifestazione tenuta a Roma sabato. «E’ scandaloso che in Italia,
che a Roma sfili gente bardata da terrorista che incita alla cultura
di morte col beneplacito di una parte significativa della Sinistra e
allora, considerato che tante, troppe volte hanno chiesto distinguo
a noi della Destra, ora esigiamo dalla Sinistra comportamenti
coerenti, chiarezza sui suoi atteggiamenti, dissociazioni che non
siano solo formali e di facciata». In questo Congresso sono emerse
prepotentemente la vocazione europea di An e il suo riconoscimento a
livello internazionale, ma è emersa con forza anche la centralità
politica della Destra. «In questa sede è stata sottolineata a più
riprese la nostra centralità nella politica italiana – rileva Fini –
e io ringrazio di questo chi, in nome dell’alleanza di Centrodestra,
è venuto a parlare su questo palco: Berlusconi, Bossi, Buttiglione,
Follini, Casini. A tal proposito, voglio sottolineare continua il
vicepremier – che non c’è nella coalizione nessuna corsa alla
sucessione. La nostra coalizione è autenticamente unita e la sua
unità non viene messa in discussione da nessuno. Non hanno
fondamenta le sciocchezze scritte da qualche analfabeta che cerca di
paragonare a un Centrosinistra diviso su tutto un Centrodestra
altrettanto frazionato. Cambino spartito, questi
signori».
Centralità dei valori
La centralità
della Destra, però, non rappresenta solo un dato politico, è un dato
reale, che emerge dalla società. «C’è nella società italiana di oggi
una centralità dei valori da sempre cari alla Destra e che la
Sinistra nei decenni passati ha sbeffeggiato – spiega Fini – c’è un
riacquistato senso del dovere, si valorizzano la pulizia morale e
l’onestà non solo individuali ma anche istituzionali, si torna a
privilegiare la coerenza nei comportamenti, si torna a considerare
centrale nella società la famiglia non intesa come somma di
individui, ma come nucleo che rispetta gli anziani ed educa i
giovani. Perché tra i valori che caratterizzano la Destra c’è
proprio l’educazione delle generazioni più giovani e il dovere di
consegnare loro valori e tradizioni da tramandare. E riemergono
altri valori antichi, per esempio l’aspirazione a una la società
ordinata, guidata da un’autorità che è tale anche per la sua
autorevolezza morale, nella quale chi rompe è chiamato a pagare».
Dal Congresso, inoltre, è salita la volontà della classe dirigente
di An di incidere da destra sull’azione di governo. «Quando si è
Destra di governo si deve incidere da destra nell’azione
dell’esecutivo dichiara il presidente del partito – e da questo
congresso è sta to affidato alla classe dirigente un duplice
mandato: agire sul fronte della sicurezza dei cittadini e realizzare
le riforme attraverso il dialogo sociale».
Il problema
della sicurezza
«Sulla sicurezza abbiamo insistito molto
e ancora di più lo faremo – spiega il vicepremier tra gli applausi
perché è un problema sentito in tutta Italia e da tutte le classi
sociali. Per vincere questa battaglia abbiamo bisogno del grande
impegno delle forze dell’ordine, alle quali però abbiamo il dovere
di assegnare mezzi più adatti per lottare contro la criminalità e
stipendi più adeguati con aumenti consistenti e non con le elemosine
concesse dall’Ulivo». Insomma, servono nuove risorse ma – tiene a
precisare Fini «va sgomberato il campo dalle interpretazioni
sbagliate: An non è né vuole essere il partito della spesa facile,
non solo perché non lo permetterebbero i parametri europei, ma anche
perché non vogliamo far pagare ai nostri figli le spese facili di
oggi, com’è già successo con la nostra generazione» Si tratta,
quindi, di avere delle priorità e sulla scorta di queste adottare
decisioni di governo. «Lo abbiamo già fatto con la legge
finanziaria, nonostante le conseguenze del’11 settembre e il buco
nei conti pubblici creato dal Centrosinistra allo scopo di vincere
le elezioni – rileva il vicepremier – che abbiamo impostato dando
priorità alle nuove esigenze della Difesa, dopo gli attentati dello
scorso settembre, e all’aumento delle pensioni minime a un milione.
Sono state investiti 4.200 miliardi in vecchie lire al fine di
permettere condizioni di vita più dignitose a due milioni di
pensionati che vivevano al di sotto della soglia di povertà. Ci sarà
stato qualche ritardo, ci sarà stato qualche errore della Previdenza
sociale – incalza Fini tra gli applausi scroscianti – ma in tema di
socialità non abbiamo niente da imparare dall’Ulivo, questo governo
ha già ridotto consistentemente il numero dei poveri che era stato
ampliato a dismisura dai governi del Centrosinistra».
Le
riforme economiche
Quindi, Fini passa a trattare un tema
che ha caratterizzato e appassionato i lavori congressuali: le
riforme economiche. «Le riforme dobbiamo farle – esordisce – e il
nostro Congresso ha indicato, attraverso l’ordine del giorno
illustrato da Alemanno e fatto proprio con convinzione da tutti i
leader del partito, la strategia da seguire. Certo, non la daremo
mai vinta ai Cofferati, ai Bertinotti, a quanti vanno dicendo che ci
costringeranno ad arretrare dopo lo sciopero generale. Ma, dopo
questa protesta sindacale per me sbagliata sia pur legittima,
bisognerà allargare i temi della discussione e guidare il necessario
dialogo con le parti sociali. Un tema sul quale c’è il mio impegno,
si può contare sulla mia personale disponibilità. Bisognerà creare
una cabina di regia – an nuncia poi Fini – permettendo a Palazzo
Chigi di prendere l’iniziativa, sarà necessario coordinare i
ministri perché queste riforme che riguardano il lavoro e la
socialità non sono appannaggio esclusivo di questo o di quel
dicastero». Per il vicepremier sul tappeto non c’è solo la riforma
delle disposizioni in tema di licenziamenti. «Il dibattito non va
limitato alla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei
lavoratori, che peraltro rimane per noi una necessità inderogabile –
rileva il presidente Fini – ma dobbiamo allargare il confronto su
altre questioni di valore strategico, dalla riforma degli
ammortizzatori sociali, per dare più diritti e opportunità a chi ora
non ne ha, al rilancio del Sud in un quadro di coesione
sociale».
Più incisivi al Sud
Al
Mezzogiorno Fini dedica il successivo passaggio. «Nel Sud l’azione
del governo dovrà essere ancora più incisiva di quanto sia stata
finora – preannuncia – e non è che finora sta stato fatto poco. La
legge obiettivo servirà a ridurre il gap infrastrutturale così come
l’emersione dal sommerso avrà effetti soprattutto nelle regioni
meridionali, con una valenza che prima di essere economica è
sociale, in quanto i lavoratori “in nero” non hanno garanzie e
possono essere sottoposti a ogni genere di ricatto. Palazzo Chigi
dovrà rilanciare la programmazione negoziata nel Sud e, a livello
generale – anticipa nell’ambito del dialogo sociale, istituire un
tavolo dedicato alla democrazia del lavoro, nel solco di un nuovo
umanesimo del lavoro, che si richiami alla partecipazione, quella
partecipazione che è contenuta in molte direttive europee ma
soprattutto è nel Dna di An, di questa Destra italiana nella quale
convivono la dottrina sociale della Chiesa, l’economia sociale di
mercato e quel liberismo che certo non vuol far diventare i ricchi
più ricchi ma intende creare sviluppo e ricchezza da distribuire tra
tutti».
Il saluto all’Ugl
L’appello al dialogo
emerso nel Congresso di An – aggiunge il vicepremier – già sta
ricevendo crediti significativi, «sono già arrivate belle
dichiarazioni dalla Cisl, dalla Uil, dall’Ugl, il nostro sindacato,
che voglio salutare con calore anche se non su tutti i temi c’è tra
noi convergenza assoluta, ma il nostro è un grande partito, nel
quale c’è rispetto delle reciproche opinioni e delle reciproche
disponibilità». Siamo all’epilogo. «Come ha detto Gasparri, la
“politica è fatica” – riprende Fini – e da domani si ricomincia a
faticare, dalle più grandi alle più piccole città, si torna
all’azione, ai propri impegni, al proprio dovere ancor più
determinati – comincia il crescendo del vicepremier – ancora più
convinti, ancora più motivati di prima per la nostra Patria, per la
nostra Italia, per la nostra Europa – ormai sono tutti in piedi al
“BolognaFiere” e cominciano ad applaudire con entusiasmo crescente –
coscienti di rappresentare per una fetta significativa della società
un ponte, un trampolino, una certezza per il futuro che sia il
futuro di tutta la nostra terra». |