A colloquio con Domenico Benedetti Valentini

Famiglia trevana, profondo radicamento spoletino, deputato dell'Umbria, ci parla della XIV Legislatura: problemi, certezze, speranze. Rieletto alla Camera dei deputati con oltre il 17 % dei voti su base regionale (la seconda percentuale italiana di Alleanza Nazionale dopo il Lazio con Roma), pari a quasi centomila suffragi, percentuale che è salita ad oltre il 23 % a Spoleto, dove ha sospinto il suo partito- fatto storico per questo territorio- a vincere sulle forze della sinistra, l'onorevole Domenico Benedetti Valentini ha iniziato questa XIV Legislatura repubblicana con quella che forse è stata la sua più brillante affermazione politica.

-E' così anche nel suo giudizio?
-"Non ho dubbi al riguardo. Ho conquistato in Umbria un seggio che, per ragioni di tecnica elettorale, era praticamente impossibile. Il voto dei concittadini e il clima che lo ha accompagnato hanno travolto le remore della vigilia e mi hanno fatto vivere sul piano umano un'esperienza straordinaria".

-Effettivamente le manifestazioni che hanno accolto questo risultato dimostrano che la sua battaglia è stata molto partecipata e questo, a prescindere dall'appartenenza partitica, è un dato significativo a livello cittadino, dove c'è grande bisogno di persone che uniscano e che ci rappresentino:
-"E' stata una vittoria di popolo e non c'è momento che io non lo tenga presente. Posso avere istinto politico, ma senza la gente non sono nulla. O meglio, sarei me stesso in altre cose, ma in politica sarei meno di niente. Mi affascina l'esercizio della rappresentanza, molto meno quello del poter, che ritengo effimero e di cui non sento alcun bisogno".

-Domenico Benedetti Valentini, forte di questi numeri e caratterizzato da una netta connotazione politica in sede nazionale - considerato fra i leaders dell'area di "destra sociale"- è stato eletto Presidente della Commissione lavoro Pubblico e Privato della Camera, un ruolo non di governo diretto ma di grande rilievo istituzionale.

-Le impressioni dopo i cosiddetti primi cento giorni?
-"E' una posizione strategica per concorrere all'attuazione del programma di governo e un interessantissimo punto di osservazione. Passano dalla mia Commissione tutti i provvedimenti riguardanti l'economia, l'occupazione, la previdenza, la pubblica amministrazione, o in competenza primaria o per parere. Le incombenze sono delicatissime, ma le sto affrontando con ottimistica energia ed anche con la preziosa esperienza ormai maturata".

-Oggettivamente, se possibile, quali considera le cose migliori del nuovo governo e della nuova Legislatura?
-" L'aumento delle pensioni minime, gli sgravi fiscali per le famiglie, la reimpostazione totale dei problemi delle imprese, della scuola, della sanità, la nuova attenzione per l'agricoltura".

E, altrettanto oggettivamente, quelle più problematiche?
- -"Nutro motivate perplessità in tema di federalismo. Temo che la congiuntura internazionale ci faccia ritardare l'alleggerimento della pressione fiscale generalizzata. Aspetto di vedere se, a differenza di governi passati, decentreremo dei più i servizi, decongestioneremo le aree iperurbane, daremo impulso alle aree interne e montane".

-Parliamo del comprensorio spoletino. I problemi non mancano di sicuro, certo non risolvibili da un solo parlamentare, anche se di maggioranza…ma intanto su che fronti si sta impegnando?
"In occasione della legge sul diritto societario, diciamo che ho letteralmente salvato la fascia dei tribunali cui appartiene Spoleto, riscrivendo l'articolato sulle competenze commerciali, societarie e fallimentari. Sto silenziosamente ma concretamente lavorando per garantire il futuro possibile allo Stabilimento militare di Baiano e alla Caserma Garibaldi, colpiti dalle scelte rovinose delle precedenti coalizioni governative. Sto elaborando ipotesi di sostegno e promozione delle nostre manifestazioni artistiche e culturali, nonché iniziative per localizzare in Spoleto corsi di laurea universitari. Contribuisco a preparare provvedimenti che dovrebbero riaprire spazi a più di un'impresa locale ed altri che dovrebbero favorire fondamentali opere pubbliche, tra le quali caldeggio in prospettiva il completamento della Strada Tre Valli fino alla Valle di Acquasparta-Todi-Massa Martana. Un discorso a parte per la sanità in ospedale e sul territorio, materia che è di competenza regionale e locale, ma in cui ho molte idee e vorrei essere incisivamente coinvolto".

-Consapevole di essere il principale punto di riferimento di Spoleto e della Valnerina in Parlamento, come pensa di corrispondere a questa sua "missione" civile a favore di territori che soffrono di sottorappresentazione?
-"La insufficienza demografica, l'indebolimento economico, la sudditanza politica e sindacale degli esponenti della sinistra locale a quelli di altre città, hanno accelerato l'impoverimento istituzionale di Spoleto e della Valnerina e la loro marginalizzazione nel contesto regionale, a sua volta minimale nello scenario italiano ed europeo. Occorre rivendicare nei fatti la centralità che spetta a questi due comprensori, che vorrei sempre più compatti e complementari insieme al versante di Giano-Massa-Todi, per dialogare a pari dignità con gli altri territori nei quattro punti cardinali. Su questo nevralgico progetto, sono mobilitato ogni giorno per lavorare a ciascun tassello che vi si inserisca. Dalla mia posizione politica, certo, ma apertissimo alla collaborazione con chiunque lo condivida. So benissimo di rappresentare città e territori ben al di là dei confini di partito-in Valnerina, ad esempio, riscuoto punte di consenso superiori al 30 % - e che Spoleto è il fulcro di un riequilibrio al quale affidiamo la qualità della vita dei nostri figli. Ognuno però ha le sue competenze e responsabilità. Penso di aver ricevuto il mandato democratico per essere il "coordinatore" delle varie energie. Ma se si preferisce non riconoscermi questo ruolo, vado serenamente e tenacemente per la mia strada e rispondo al popolo e alla mia coscienza dell'impegno profuso".

-Proposte di legge particolari in questi primi sei mesi?
-"Presento solo quelle che hanno la possibilità di arrivare in porto. Mi sto occupando di norme più liberali sulla caccia, di commercializzazione dei tartufi, di assistenza ai disabili e non vedenti, di incentivazione di varie attività artigianali e commerciali".

-Per concludere, in confidenza da concittadini, qualche botta e risposta più personale. In politica, insomma, contano più le idee o le raccomandazioni per vincere?
-"Vincere non è obbligatorio. Io vengo da una formazione ideologica nazionale e sociale, ma ho ridotto a pochissime cose le mie certezze. Non avrei speso una vita se non per idee. Raccomandare o difendere chi merita per ciò che di legittimo chiede è un piacere e una soddisfazione ottenerlo. Ma chi si dedica solo a questo, non è un politico, è un faccendiere".

-E' del segno del Leone, vero?
-"Proprio così, sono nato nella notte di san Domenico, quando mio padre sperava che nascessi in memoria di nonno Domenico, di antica famiglia trevana".

-Si dice sia un bel segno per un politico vincente, ma non è anche il segno che si porta dietro protagonismo, egocentrismo, autoimposizione?
-Di questi gravi difetti sono reo confesso e temo che la mia età non mi permetta più di emendarli. Speriamo che finisca per affiorare anche qualche piccola virtù compensativa".
-Ma non ha detto in una recente assemblea che sta vivendo una nuova giovinezza?

-"No. Ho detto che sto entrando nella quarta delle mie cinque giovinezze. Ma parlavo di politica e volevo terrorizzare l'uditorio! E non chiedetemi qual è la quinta, perché è un segreto".

-E la professione di avvocato?
-"E' il mio lavoro, destinato a rimanere tale. Una udienza importante viene prima di ogni altro impegno, anche pubblico. Pur se la professione, come la politica e ogni altra cosa, non esauriscono tutto noi stessi".

-La sua attività filodrammatica?
-"Altra passione inesauribile. Ma ormai confinata in spazi di tempo veramente esigui.
Solo con il teatro e la letteratura mi sento fuori dal grigiore e non è detto che, diminuendo le mie responsabilità pubbliche, non riesca a realizzare un progetto che accarezzo da tanto tempo per me stesso e per coloro che nutrono le stesse passioni…."

-Potrebbe defenirsi un uomo di successo?
-"No. Vivo pirandellianamente oltre le apparenze. Vengo da molte vittorie e da molte sconfitte. Non viaggio a cassetta, ma sotto le stanghe del carro. Il viaggio della vita è breve e Dio ci fa capire all'improvviso che nulla ci appartiene, siamo fragili e indifesi di fronte alle malattie, alle delusioni, agli odi e alle povertà".

-E alle cose avverse come reagisce?
-"Con una inesauribile forza di volontà e tenendo lo sguardo fisso verso l'alto".

-Che consigli darebbe a un giovane che volesse entrare in politica?
"Di verificare la propria forza di volontà e capacità di guardare in alto. Essere assetato di conoscenza. La politica vera fa capire le cose prima degli altri, ma ne anticipa le amarezze. Contro le miserie, le grandi risorse sono la fede e l'ironia: chi le ha avute è diventato grande politico. Chi ci aggiunge la generosità, rischia di diventare un santo".

Intervista a cura di Patrizia Rebecchini

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