La sinistra dal G8 all'intervento in Afganistan
Come tutti abbiamo visto la sinistra più oltranzista ha sfruttato il G8 di Genova per mobilitare le masse contro il governo di centro destra democraticamente eletto pochi mesi fa in Italia. Così mentre da un lato i nostri avversari si dichiarano disposti ad un confronto parlamentare sui temi che riguardano la vita politica del paese dall'altro tornano ad usare le masse per tentare di sovvertire il responso popolare come fecero nel '94 all'epoca del dibattito apertosi in occasione della riforma pensionistica proposta dal Berlusconi 1. Ciò è dovuto al doppio atteggiamento che la sinistra ha sempre avuto nel nostro paese: rassicurante con i ceti moderati, barricadiero e movimentista per le frange più estreme della società al punto da sostenere l'utilità pubblica e culturale dei centri sociali che la maggior parte delle volte non sono altro se non rifugio di balordi o reduci del sessantotto che hanno come unico obiettivo quello di fomentare disordine e disagio sociale.
Questo strabismo di programmi ed intenti si è reso ben visibile anche in occasione della marcia per la Pace Perugina - Assisi. Gli stessi parlamentari che pochi giorni prima avevano votato a favore dell'intervento dell'Italia a fianco degli alleati della Nato si sono ritrovati a marciare a fianco dei soliti noti quali i vari Casarini ed Agnoletto che anche questa volta hanno trovato la maniera di trasformare una manifestazione nata con ben altri intenti in un'occasione di attacco violento e sconsiderato, questa volta fortunatamente solo a livello verbale, verso il governo e le istituzioni.
L'esigenza della sinistra più moderata e dell'Ulivo più in generale di riaccreditarsi verso le masse un tempo bacino naturale del loro elettorato nasce anche dalla spaccatura parlamentare avvenuta nella compagine di centro sinistra dove Pdci e Verdi, oltre a Rifondazione comunista, hanno votato contro l'intervento armato dell'Italia in Afganistan, rischiando così di provocare nel Pds un'emorragia di voti ancora più grande di quella subita alle ultime elezioni. Ma questo doppio atteggiamento, di coalizione di lotta e di governo, non fa altro che evidenziare maggiormente la mancanza di una politica valida ed utile per l'Italia, soprattutto in politica estera, banco di prova tra i più difficili e determinanti per ogni governo che voglia avere un po' di credibilità internazionale e che voglia riportare l'Italia tra le nazioni più importanti della terra.
E' il momento per l'ulivo di compiere un salto culturale fondamentale attraverso il quale fondare, o meglio "rifondare", un centro sinistra realmente democratico ed europeo sullo stile di altri paesi come la Germania o la Gran Bretagna abbandonando velleità rivoluzionarie ancora insite in formazioni come Rifondazione Comunista, che è al governo di molte amministrazioni locali insieme al centro sinistra e che dallo stesso ulivo viene accusata di alto tradimento per non aver sottoscritto al Senato quel patto di desistenza sottoscritto alla Camera. Il rifiuto di partecipare alla manifestazione pro USA tenutasi a Roma dimostra come sia ancora vivo in questa coalizione un sentimento anti occidentale che identifica negli Stati Uniti un nemico che in pubblico non può più essere apertamente attaccato, ma verso il quale non si può dimostrare neanche un'aperta solidarietà anche dopo i tragici eventi dell'11 settembre.
Del resto la società italiana è molto più matura di quanto lo sia la sinistra, come ha ampiamente dimostrato alle ultime elezioni, e si sente ampiamente integrata in un mondo occidentale economicamente evoluto e non saranno certamente gli appelli alla guerriglia urbana a modificare idee e sentimenti fortemente radicati nelle menti dei cittadini.
Certo una destra di governo deve comunque dare risposte concrete a problemi quali la globalizzazione, soprattutto se tale destra si definisce sociale e nazionale. Il traffico di capitali senza padroni e senza nome, che presuppone un traffico di forza lavoro dove l'individuo perde ogni dignità e ogni diritto, deve essere combattuto in nome di una solidarietà verso i paesi più poveri e sottosviluppati che porti prima al sicuro abbattimento del debito che questi paesi hanno con l'occidente e poi alla creazione di quelle basi economiche che consentano lo sviluppo di queste nazioni. Solo così AN ed il governo italiano, insieme con gli altri potenti del mondo, potranno dare una valida risposta a tutti quegli individui che credono nella politica come mezzo per affermare i diritti e la dignità del singolo a vantaggio di un intero corpo sociale per il rispetto della dignità umana e della sovranità delle singole nazioni.
Mauro Sergnese
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