"...
I vostri figli non sono i vostri figli.
...Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime.
Perché le loro anime abitano nella casa del domani,
che voi non potete visitare, neppure in sogno.
...Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati
come frecce viventi verso il futuro.
..."
Kahlil Gibbran, "Il Profeta 1921"
Questo è il pensiero di un poeta filosofo che certamente non ha bisogno di presentazioni poiché, da generazioni ormai, fa parte della formazione culturale dei giovani e, spesso, rappresenta un momento importante nel processo di crescita anche spirituale dei moderni adolescenti. E perché partire proprio da questi versi per introdurre il problema della pedofilia? Al di là dell'inestimabile valore poetico che Gibbran offre in questa immagine "di figli", nelle sue parole possiamo tranquillamente ritrovare il concetto di società ("voi siete gli archi" voi come famiglia, come stato, come popolo), ma anche quello di progresso e di crescita ("...frecce verso il futuro..").
Il collegamento tra il presente ed il futuro è dunque rappresentato dalla nostra capacità di proiettare verso il domani le nuove generazioni, la società ha quindi la possibilità (ma forse sarebbe meglio dire il dovere!) di ipotecare seriamente il proprio destino, preoccupandosi di avere frecce sane e robuste all'interno della propria faretra. Ma cosa avviene se, in questa imperturbabile ed inarrestabile avanzata verso il futuro, una società decide di spezzare le proprie armi, di svendere la sua unica risorsa, di non voler forgiare frecce capaci di approdare al domani? Innanzitutto viene meno ad un dovere morale ma, in seconda battuta, dimostra di essere certamente una società destinata ad estinguersi. Non voglio affrontare il problema della pedofilia proponendovi un iter legislativo in materia (che per la verità A.N. ha già redatto), o magari scopiazzando frasi fatte "politicamente corrette" per ottenere il facile consenso, tutto questo non rientra nello stile di un'organizzazione giovanile come Azione Giovani; quello che mi preme, è più semplicemente lanciare uno spunto di riflessione su di un tema sul quale, tutto quello che si può dire, senza entrare nel tecnicismo giuridico, sembra essere terribilmente scontato. Chiedere il massimo della pena per reati del genere, è veramente il minimo.
La contraddizione della società moderna sta nel fatto che sembra necessario, per giudicare il grado di civiltà di un popolo, dover ricorrere al livello di clemenza delle sue Corti, o alla capacità di "giustificare tutto" da parte della sua opinione pubblica. Ecco che allora se parliamo di pedofilia, il nostro pensiero non sembra correre rabbioso ed indignato verso un bimbo indifeso ma al contrario, ci figuriamo nella testa un uomo malato, un criminale che però non è altro che il frutto di una società perversa che lo ha reso tale, una sorta di prodotto inconsapevole della mostruosità dei nostri tempi. Mi domando in questo momento (e vi giuro che non è una domanda retorica) "è giusto in ogni caso, chiedersi da dove provengano certi mostri? O meglio: è davvero indispensabile, per condannare tali atrocità, sapere da cosa siano state generate? Di fronte agli occhi di un bambino seviziato brutalmente e magari ucciso, è giusto cercare attenuanti comportamentali nell'infanzia del mostro?
Immaginiamo solo per un momento di essere nell'aula di un tribunale, con quell'aria solenne ed austera che ne è propria:
"L'imputato, in virtù dell'art. 609 del Codice Penale, violenza sessuale su minorenne, è condannato da 5 a 10 anni di reclusione". Dieci anni senza libertà, fuori dal mondo, in carcere, con le sbarre alle finestre...sembrano tanti eh? Adesso però proviamo a cambiare prospettiva: "L'imputato, colpevole di aver avvicinato un bambino, con la promessa di regalargli un giocattolo nuovo, dopo averlo condotto nella propria abitazione, gli somministrava dosi di uno stupefacente con lo scopo di ridurre la sua capacità di resistenza, fatto ciò lo costringe ad atti sessuali ripetuti, a sevizie ed a pratiche erotiche delle quali la vittima non comprende neppure il significato....Il bambino non racconterà mai nulla perché spaventato, tormentato e terrorizzato semplicemente all'idea di poter ricordare, ...tutto ciò premesso in virtù dell'art. 609 (bla... bla... bla...) l'imputato è condannato da 5 a 10 anni di reclusione!" Sembrano davvero così lunghi 10 anni? Riuscite ad immaginare un periodo di reclusione consono a situazioni del genere?
Riconosco che forse non avrei dovuto impostare in questo modo un articolo politico sulla pedofilia, forse avrei dovuto parlare di programmi o di intenzioni, però stiamo parlando di un tema che va oltre la politica, la sociologia o la psicologia, la lotta alla pedofilia è davvero un dovere morale, non vi deve essere contrapposizione ideologica o programmatica e certamente, ogni momento che viene ritardata la riforma sull'inasprimento delle pene, deve essere motivo di vergogna e di imbarazzo, forse l'unica reazione possibile è un rabbioso silenzio. Alla luce di tutto questo però, una cosa è certa, la prossima volta che sottoscriverò una delle SACROSANTE crociate di "Nessuno Tocchi Caino", mi fermerò certamente un istante a pensare "E se Caino la smettesse di mettere le mani sui Bambini?", la cosa terribile è che dopo questa riflessione non mi sentirò di certo un mostro! Pretendere il massimo delle pene, è davvero il minimo!...ma è politicamente corretto?
Matteo Marinacci