Se mille son le storie...
"…e se mille son le storie, che il vento porta via
questa è la nostra storia generazione mia…."
Nella notte fra il 13 e il 14 Maggio si è solamente concretizzata una vittoria elettorale, peraltro annunciata. In quella notte abbiamo rivisto, attraverso tantissimi fotogrammi, il nostro vissuto umano e politico fatto di anni di impegno e di militanza, di sacrifici e di momenti esaltanti. In quella notte si è sostanziata la consapevolezza che quegli anni non erano stati buttati, che non erano passati invano, che era giusto allora, come è ancora giusto oggi, lanciare "la sfida alle stelle".
E la mente corre ai primissimi anni ottanta, quando nella mia città, Orvieto, un gruppo di poco più che adolescenti suonavano a casa di un uomo dai capelli bianchi e lo sguardo solare per ascoltare ed imparare la storia dei vinti, giammai in modo passatista e fazioso, ma con la volontà di rigenerare un popolo lacerato e dilaniato dall'odio fratricida.
Erano gli anni in cui, forse inconsapevolmente, facevamo la nostra scelta di vita, in cui iniziavamo a forgiare una comunità umana, prima che politica. Ed allora ecco il "mitico" Fronte della Gioventù. Per noi palestra ideale e progettuale, luogo in cui strutturare il nostro pensiero e la nostra azione, il pensiero formato sulla lettura di tutto quello che ci capitava, l'azione attraverso le affissioni (quasi sempre clandestine), i volantinaggi (sempre con la voglia di comunicare), i documenti (scritti sempre a più mani). Come non ricordare i primi cortei e le prime manifestazioni a Roma, i campi Hobbit o i comizi di Almirante, con le mamme che provavano sempre a dissuaderci ma che sapevano consapevolmente che non ci sarebbero mai riuscite. A proposito di Almirante, in quella afosissima giornata di Maggio del 1988 eravamo a Piazza Navona per dare il nostro ultimo saluto ad un uomo che ci ha fissato in maniera indelebile la gioia di "vivere come se dovessimo morire domani" e la lungimiranza di "pensare come se non dovessimo morire mai".
E poi cade la vergogna del Muro di Berlino, ed interiorizzi che hai vinto. A prescindere. Che l'Europa dei popoli è a portata di mano; che sulle ceneri della ignobile logica di Yalta puoi costruire l'Europa che hai sempre sognato.
Ma ti accorgi, soprattutto, che il recinto del ghetto è stato divelto e che i vecchi nemici, quelli che ti volevano "gettare nelle fogne" e che sprangavano a morte giovani non ancora ventenni, solo perché "ucciderli non doveva essere reato", sono divenuti delle pecorelle. Oggi quelle facce truci, quei gruppettari d'accatto, quei " Katanga" stanno nei posti di comando: dirigono giornali patinati, siedono nei Consigli di Amministrazioni delle banche, presiedono Commissioni ed Enti. Il tutto alla faccia della lotta di classe e dell'odiato mondo borghese.
E ti accorgi, ancora di più, che hai vinto, che sei riuscito a rimanere te stesso come uomo e che hai avuto la forza di aggiornarti in politica senza mai rinnegare.
Poi, quasi all'improvviso arrivano gli anni in cui giocarsi la sfida nell'agone politico, quello degli adulti. La scelta di Fiuggi, non come punto di arrivo, ma come trampolino di lancio per affermare quello che senti dentro. Per dimostrare prima a te stesso, poi alla comunità nazionale che non sei caduto nelle sabbie mobili del conformismo e dell'omologazione.
Anche se sono passati diversi anni ed alcune persone se ne sono andate, trovi dentro di te la forza per continuare a lottare per la tua gente. E quando in questi anni duemila ti ritrovi insieme a ragazzi di vent'anni ad affiggere un manifesto, a consegnare un volantino, a scrivere un documento o a discutere fino all'alba per costruire "il progetto", hai la certezza che ne è valsa la pena.
Stefano Olimpieri
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