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"CERCA LA VERITA' ABBONATI AL
SECOLO"
La modernizzazione della
Destra viaggia anche sulle colonne del "Secolo".
E non da oggi. Fra
i giornali di partito, il quotidiano di An è stato in 47 anni di vita
sempre attento all'evoluzione tecnologica: tra i primi a passare dalla
linotype alla fotocomposizione, tra i primi ad adottare un sistema
editoriale della nuova generazione. Il "salto" su Internet è un evento
a lungo atteso e politicamente importantissimo: offrirà
su scala mondiale l'opportunità di conoscere, giorno dopo giorno, la
Destra italiana senza mediazioni spesso faziose, quasi sempre frettolose.
L'ingresso nella rete coincide, tra l'altro, con un ambizioso progetto di
rilancio e rinnovamento del giornale che prevede fra l'altro un'edizione
domenicale "speciale" dedicata agli approfondimenti, alle inchieste, alle
analisi. Il Secolo
d'Italia
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 Sintesi degli interventi di tutti i delegati tratte dal
Secolo d'Italia. Ringraziamo tutto lo staff del
Secolo d'Italia per il fondamentale
contributo.
Gianni Alemanno:
la nostra scelta sociale, nazionale,
popolare L’intervento del leader della «Destra Sociale»
di Girolamo Fragalà
BOLOGNA. Politica agricola, riforme, ruolo della Destra.
Gianni Alemanno parla a una sala stracolma, tocca le corde della
passione, si sofferma da ministro necessità di dare nuovi impulsi
alla produzione italiana e da militante sull’esigenza di conservare
intatto il bagaglio della Destra. «Sono passati sette anni
dall’ultimo congresso di An e non sono passati invano dice in
apertura Non solo per i risultati raggiunti, ma perché la relazione
di Fini segna il compimento della maturità politica e identitaria
del nostro partito. Gli esami sono finiti, non ci sono altre svolte
ideologiche da compiere, non occorre modificare il nostro simbolo,
amputandone questa o quella parte… La Destra sa essere di per sé
riformista, con valori forti e chiari». Le linee sono tracciate:
«Fini ha parlato di quell’umanesimo del lavoro che ci viene dal
grande insegnamento di Giovanni Gentile. E il ”Sole Ore“ ha
pubblicato subito un attento e rispettoso commento sul suo
significato politico». Nessuna prova di affidabilità da fornire,
dunque: «E’ finita la pericolosa e fallimentare tentazione di
pensare che l’unica Destra possibile sia liberalliberista di stampo
anglosassone. No, è popolare, profondamente radicata un’idea figlia
della dottrina sociale della Chiesa. Siamo alfieri che arrestano le
derive tecnocratiche del pensiero unico, parliamo di economia
sociale di mer cato sottolineando che non va letta in chiave
paternalistica ma radicata sulla partecipazione e sulla giustizia
sociale». A questo risultato hanno contribuito tutte le componenti
di An. Ora però «dobbiamo declinare la relazione di Fini, per poi
inserirla nell’agenda di governo». Ecco che Alemanno si sofferma
sulla politica agricola che «continua ad essere un po’ dimenticata».
Ma molte cose si stanno facendo anche se poi ci sono momenti duri,
come quando ci si siede nel Consiglio dei Ministri agricoli dell’Ue:
«E’ lì che misuriamo la considerazione degli altri, l’Italia deve
risalire la china. Negli anni passati classi dirigenti con complessi
di inferiorità hanno svenduto pezzi importanti degli interessi
nazionali, accettando impostazioni che ci penalizzano. Non si può
giocare in difensiva, bisogna dar vita a un’opera progettuale per
imporre più spazio all’agricoltura mediterranea». «Sono cresciuto
cantando ”Europa Nazione“ e non lo dimentico aggiunge Alemanno Ma
bisogna essere prima buoni italiani. La nostra sfida è nei prossimi
mesi, quando saranno rivisti tutti i parametri complessivi in campo
agricolo. In quel momento Berlusconi e Fini devono essere al nostro
fianco, ci vuole un segnale convergente. Abbiamo le carte in regola
per vincere. Abbiamo tradizione, cultura e identità». La linea è
quella della profonda rivoluzione conservatrice, che sa preservare i
valori. Le riforme sociali. Bisogna dire sì al dialogo. «Non è più
il caso di parlare di stralcio sostiene Alemanno ma può essere
approfondita un’enorme vastità di tematiche, dallo sviluppo del Sud
agli ammortizzatori. Fino a oggi il punto debole è stato
principalmente uno: i ministri si sono mossi da soli, mentre è
meglio un’azione interdisciplinare. Il discorso delle
privatizzazioni può ad esempio diventare un grande laboratorio, per
il Mezzogiorno ci vuole un’idea vincente, necessitano grandi
infrastrutture, va posta la politica della sicurezza. Palazzo Chigi
deve assumersi dunque le sue responsabilità e prendere l’iniziativa
dopo il 16 aprile, sedersi al tavolo in modo intelligente e
produttivo, dando garanzie alle parti sociali». Il tutto per
coronare un sogno, «quel sogno della Nuova Italia che appartiene ai
nostri padri, che apparteneva a chi è morto in Russia nel secolo
scorso, che apparteneva ai nostri ragazzi uccisi negli anni
Settanta», conclude Alemanno tra gli applausi.
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